Kylee Kate Sargant e Andrea Del Principe
Un posto dove leggere, riflettere, ascoltare… pensieri,parole,immagini,curiosità nostre, ma anche tratte da varie fonti, libri, riviste, web…. * poesia * barzelette * aforismi * ricette *lavori fai da te * attimi di vita… Ringraziamo gli autori e/ o proprietari e se foste contrari al nostro utilizzo e al significato datogli, informateci e le rimuoveremo. Ci scusiamo nell'eventualità che le opere da noi riportate non fossero conformi agli originali nei testi o autori.
sabato 6 dicembre 2008
venerdì 5 dicembre 2008
Natale si avvicina...
Il Natale è un momento magico nel quale i buoni sentimenti sembrano avere la meglio. Una volta trascorso però sembra che ognuno di noi se ne dimentichi, eppure sarebbe bello potessero rimanere per sempre nel cuore di tutti.
Mi piace il Natale, anche se è sopratutto in questo periodo, che si ripensa a tante cose, al passato, a chi ci ha lasciato... e naturalmente ci si ritrova malinconici, tristi...
A volte diciamo: "non vedo l'ora che queste feste passino in fretta", ma non credo che questo sia lo spirito giusto, e il comportamento giusto...
DICEMBRE...NATALE SI AVVICINA...

I giorni passano e le caselline del CALENDARIO DELL'AVVENTO si aprono giorno per giorno...il piccolo si diverte, ogni mattina apriamo una casellina e lui mangia il cioccolatino.
Una mattina ero intenta a prepararmi e mi ero proprio dimenticata, così è stato lui a ricordarmelo!
L'idea di rappresentare graficamente il tempo fino all'arrivo del Natale sembra abbia avuto inizio nel XIX secolo nelle case tedesche. Alcune famiglie segnavano sul pavimento, con il gesso o con della vernice, delle linee man mano che si avvicinava il Natale, altre appendevano alle pareti diverse figure votive o accendevano ogni giorno una nuova candela a partire dal primo dicembre. I calendari dell' Avvento fatti in casa fecero la loro comparsa intorno al 1850, dove ogni giorno, a partire dal primo fino al 24 dicembre, era contrassegnato da un versetto della Bibbia, da un dolce o da un disegno.
La stampa del primo calendario nel 1903, il Minchner Weihnachtskalendar (Calendario natalizio di Monaco), fu opera di Gerhard Lang, e fu subito imitato da altri editori. Nel 1914 la Germania esportava calendari dell' Avvento su cui figuravano paesaggi invernali, alberi di Natale, scene di città, o castelli; molti di questi sono dei pregiati articoli da collezione. Come accadde per i giocattoli e gli addobbi natalizi, questo articolo subì una battuta d'arresto durante la prima e la seconda guerra mondiale, ma il paese continua ancora oggi a stampare calendari per il mercato mondiale.
Nonostante la maggior parte dei calendari dell'Avvento sia ormai prodotta su scala commerciale, gli artigiani non hanno abbandonato la tradizione dei calendari fatti in casa, escogitando modi ingegnosi per segnare il conto alla rovescia dell'arrivo del Natale. Alcune varianti sono rappresentate dalla calza dell' Avvento che contiene 4 regali, che vanno tirati fuori uno al giorno, e la candela danese divisa in 24 sezioni. I calendari dell'Avvento sono particolarmente popolari in Scandinavia, dove il loro abbinamento a programmi televisivi ha sia lo scopo di divertire che di raccogliere soldi per beneficenza.

Avete fatto L'ALBERO DI NATALE e lo avete addobbato con tante LUCI?
Noi si, già dalla settimana scorsa fà bella mostra di sé nel nostro soggiorno. E' grande, e crea davvero un'atmosfera natalizia.
Pochi sanno che la tradizione di addobbare l'abete é nata in Egitto. In quei luoghi infatti l'albero era costituito da una piccola piramide di legno, costruita ad imitazione dei giganteschi monumenti come simbolo culturale e propiziatorio. Dalla terra dei faraoni, dunque un viaggiatore portò questa idea in Europa e, parte delle popolazioni germaniche, scandinave e russe lo adottarono per celebrare il solstizio d'inverno, il ritorno di quel sole e di quel calore di cui il clima d'Egitto era simbolo.
Alla piramide infatti era sovrapposta la " ruota solare" e più tardi furono infilate sulle cime di quella figura geometrica, bastoncini che venivano incendiati; se il fuoco raggiungeva la piramide stessa, l'anno sarebbe stato non soltanto sereno, ma fortunatissimo. Fu Martin Lutero, dicono alcuni, ad introdurre l'abete sostituendolo al simulacro egizio di cui ricordava la forma. Le sue fronde sempre verdi potevano essere anche in pieno inverno presagio di primavera. Le candeline poi, furono inventate dai luterani, in sostituzione dei bastoncini di legno. Le candeline hanno questo significato: la loro luce rappresenta la vita e la fede. Attorno all'albero di Natale sono nate le leggende più gentili e fantasiose.
Tra queste ve ne racconterò una: C'era una volta nell'antica Germania un boscaiolo. Tornando a casa una notte d'inverno, gelida ma serena, l'uomo fu colpito da un meraviglioso spettacolo di stelle che brillavano attraverso i rami di un abete carico di neve e di ghiaccio. Per spiegare alla moglie lo splendore che aveva visto, il boscaiolo tagliò un piccolo abete, lo portò a casa e lo adornò di candeline accese e di allegri festoni. Le candeline somigliavano alle stelle che aveva visto brillare, e i festoni alla neve e ai ghiaccioli che pendevano dai rami. Altri videro l'albero e piacque tanto a tutti, specialmente ai bambini, che presto l'usanza dell'abete con le candeline si diffuse in ogni casa.

Si dice, ma senza alcun fondamento storico, che Martin Lutero fu molto colpito dalla bellezza del cielo invernale mentre ritornava a casa una notte della vigilia di Natale. Ispirato da questa visione, e di ricreare la meraviglia del cielo su Betlemme egli per primo mise delle candele accese sull'albero di Natale. Sebbene le prime notizie di candele messe come addobbi su un albero di Natale ci giungano quasi un secolo dopo, le luci sull'albero rappresentano si un elemento importante del Natale da qualche centinaio di anni. E' fuori discussione che le candele accese su un albero sempreverde contribuiscano a creare una bella atmosfera, ma sono comunque degli addobbi che presentano non pochi problemi. Il primo consiste nel fissarle in maniera sicura sull'albero. Nei primissimi tentativi si faceva colare della cera sui rami, per poi fissarvi le candele, oppure forare sia il ramo che le candele con un ago.
Altri tentativi consistevano nel fissarle all' albero con un filo metallico, o nell'uso di candele sottilissime e flessibili che potevano essere avvolte intorno al ramo. Un'invenzione tedesca del Settecento fu il "cerchio fuoco". Un anello di legno veniva fatto scivolare dalla punta dell'albero e poggiato sui rami ma questa operazione richiedeva alberi con molto simmetrici. Nell'Ottocento fecero la comparsa i primi candelabri con lunghe aste che potevano essere avvitate nel tronco, e candelabri forniti di contrappesi; entrambi i modelli risultarono eccessivamente pesanti o traballanti o tutte e due le cose insieme. Soltanto nel 1878 quando Frederick Arzt inventò un candelabro ad aggancio il problema fu in linea di massima risolto. (L'inconveniente della cera che colava fu risolto con l'uso di una tela cerata che veniva alla base dell'albero). Esistevano anche altri modi per fissare le luci all'albero, appendendovi, ad esempio, lampade ad olio e lanterne. Queste contenevano dell'olio con un lucignolo galleggiante e avevano il vantaggio di durare più a lungo delle semplici candele.
Esse erano pesanti e molto calde e potevano, perciò, essere usate solo su rami molto grossi. Nel 1878 un inglese un po' originale inventò un albero di Natale di metallo con becchi a gas, ma la sua invenzione attrasse veramente pochissimi acquirenti. Non era soltanto il problema della sicurezza a spingere la gente a cercare alternative alla nuda fiamma, anche se questa creava problemi con le assicurazioni. Il principale inconveniente era rappresentato dal fatto che le candele e le lampade a olio necessitavano di una sorveglianza costante. Nel 1882 l'invenzione delle lucine elettriche per l'albero di Natale avrebbe segnato la strada per il futuro. Le lucine elettriche natalizie furono create nei laboratori della Edison, ma i diritti di produzione furono subito acquistati dalla General Electric. Esse erano facili da montare e potevano essere lasciate accese e incustodite per ore. Per oltre venti anni anni dopo i primi esemplari, esse rimasero comunque ancora un'esclusiva dei benestanti, e fuori dalla portata dell' americano medio. (Furono usate per la prima volta alla Casa Bianca sotto la presidenza Cleveland nel 1895.) Le prime lampadine erano rotonde o a forma di pera, ma nel 1907 gli europei produssero le prime luci a forma di figure, bulbi viennesi dipinti a mano a forma dI Babbo Natale, di pagliaccetti e di animali. Agli americani piacque questa innovazione, ma la prima guerra mondiale bloccò le importazioni dall'Europa e costrinse gli acquirenti a guardare al Giappone, che finì per dominare l'industria di questo genere di lampadine fino alla seconda guerra mondiale.
Nel dopoguerra la mania per le lampadine con le forme di Pippo o di pino era passata di moda, e furono subito rimpiazzate dalle lampadine inventate nel 1936 da Carl Otis, che scoprì come costruire lampadine contenenti cloruro di metallina, decretando in questo modo il loro grosso successo. La moda delle lampadine cambiò rapidamente nel dopoguerra. Cominciarono ad essere di moda le lampadine fluorescenti, che sostituirono quelle di Otis, per essere a loro volta sostituite dalle serie di luci a intermittenza o dalla ruota girevole colorata e dalle mini luci. I consumatori sono stati sempre pronti ad accogliere gli ultimi modelli di illuminazione forniti dalla tecnologia.

Molti fanno IL PRESEPIO!
Quest'anno abbiamo deciso di non farlo, i bambini sono ancora piccoli e preferiamo aspettare ancora un pò...!
A me piace il presepio, ricordo da piccola come mi divertivo a farlo!
Andavo a raccogliere il muschio nei campi vicino a casa (non solo io, anche le mie amiche, mia sorella...)e poi lo mettavamo ad asciugare, così era pronto per il presepio. Sopra ci mettevo le pecore, i pastori...
La capanna: un anno l'abbiamo fatta con un tronco d'albero, era davvero bella!
E' una tradizione italiana. il primo presepe lo ideò San Francesco d'Assisi nel 1223 in una grotta di Greccio nel Reatino. Egli amava il Signore con tutto il suo essere e voleva ricordare agli uomini la nascita di Gesù nella povertà e nei disagi. Per questo organizzò un vero e proprio " teatrino dei mimi" con bue ed un asino veri. Intagliò la figura di un bambino e lo pose nella mangiatoia. La notizia si sparse ed una gran folla si avviò con le torce per quel ripido cammino, verso la grotta. E Francesco parlò con gran commozione a quella gente.
San Francesco era molto felice il giorno della nascita di Gesù, da desiderare che tutti lo fossero come lui.E non solo gli uomini, ma anche gli uccelli e tutti gli altri animali. Francesco voleva persuadere l'imperatore ad emanare un editto per decretare che il Natale del Signore, gli uomini provvedessero generosamente ai poveri così come agli uccelli, al bue e all'asino. Così pure, che quel giorno tutti i poveri abbiano in dono dai ricchi, copiose ed ottime vivande. Il successo dell'idea del presepe, propagandata prima dai francescani, poi dai domenicani, ed infine dai gesuiti, fu travolgente e si impose in tutto il mondo cattolico.
Soltanto che da celebrazione con personaggi in carne ed ossa, si trasformò via via in presepio immobile, fatto di statuine di legno, pietra, terracotta. In qualche periodo storico, specialmente nella Napoli del '700, divenne un simbolo di ricchezza, di moda ; i nobili facevano a gara a commissionare agli artigiani il presepio più bello.
"Tratto dal sito "ilpaesedeibambinichesorridono"...
FOTO PRESEPI:



Mi piace il Natale, anche se è sopratutto in questo periodo, che si ripensa a tante cose, al passato, a chi ci ha lasciato... e naturalmente ci si ritrova malinconici, tristi...
A volte diciamo: "non vedo l'ora che queste feste passino in fretta", ma non credo che questo sia lo spirito giusto, e il comportamento giusto...
DICEMBRE...NATALE SI AVVICINA...

I giorni passano e le caselline del CALENDARIO DELL'AVVENTO si aprono giorno per giorno...il piccolo si diverte, ogni mattina apriamo una casellina e lui mangia il cioccolatino.
Una mattina ero intenta a prepararmi e mi ero proprio dimenticata, così è stato lui a ricordarmelo!
L'idea di rappresentare graficamente il tempo fino all'arrivo del Natale sembra abbia avuto inizio nel XIX secolo nelle case tedesche. Alcune famiglie segnavano sul pavimento, con il gesso o con della vernice, delle linee man mano che si avvicinava il Natale, altre appendevano alle pareti diverse figure votive o accendevano ogni giorno una nuova candela a partire dal primo dicembre. I calendari dell' Avvento fatti in casa fecero la loro comparsa intorno al 1850, dove ogni giorno, a partire dal primo fino al 24 dicembre, era contrassegnato da un versetto della Bibbia, da un dolce o da un disegno.
La stampa del primo calendario nel 1903, il Minchner Weihnachtskalendar (Calendario natalizio di Monaco), fu opera di Gerhard Lang, e fu subito imitato da altri editori. Nel 1914 la Germania esportava calendari dell' Avvento su cui figuravano paesaggi invernali, alberi di Natale, scene di città, o castelli; molti di questi sono dei pregiati articoli da collezione. Come accadde per i giocattoli e gli addobbi natalizi, questo articolo subì una battuta d'arresto durante la prima e la seconda guerra mondiale, ma il paese continua ancora oggi a stampare calendari per il mercato mondiale.
Nonostante la maggior parte dei calendari dell'Avvento sia ormai prodotta su scala commerciale, gli artigiani non hanno abbandonato la tradizione dei calendari fatti in casa, escogitando modi ingegnosi per segnare il conto alla rovescia dell'arrivo del Natale. Alcune varianti sono rappresentate dalla calza dell' Avvento che contiene 4 regali, che vanno tirati fuori uno al giorno, e la candela danese divisa in 24 sezioni. I calendari dell'Avvento sono particolarmente popolari in Scandinavia, dove il loro abbinamento a programmi televisivi ha sia lo scopo di divertire che di raccogliere soldi per beneficenza.

Avete fatto L'ALBERO DI NATALE e lo avete addobbato con tante LUCI?
Noi si, già dalla settimana scorsa fà bella mostra di sé nel nostro soggiorno. E' grande, e crea davvero un'atmosfera natalizia.
Pochi sanno che la tradizione di addobbare l'abete é nata in Egitto. In quei luoghi infatti l'albero era costituito da una piccola piramide di legno, costruita ad imitazione dei giganteschi monumenti come simbolo culturale e propiziatorio. Dalla terra dei faraoni, dunque un viaggiatore portò questa idea in Europa e, parte delle popolazioni germaniche, scandinave e russe lo adottarono per celebrare il solstizio d'inverno, il ritorno di quel sole e di quel calore di cui il clima d'Egitto era simbolo.
Alla piramide infatti era sovrapposta la " ruota solare" e più tardi furono infilate sulle cime di quella figura geometrica, bastoncini che venivano incendiati; se il fuoco raggiungeva la piramide stessa, l'anno sarebbe stato non soltanto sereno, ma fortunatissimo. Fu Martin Lutero, dicono alcuni, ad introdurre l'abete sostituendolo al simulacro egizio di cui ricordava la forma. Le sue fronde sempre verdi potevano essere anche in pieno inverno presagio di primavera. Le candeline poi, furono inventate dai luterani, in sostituzione dei bastoncini di legno. Le candeline hanno questo significato: la loro luce rappresenta la vita e la fede. Attorno all'albero di Natale sono nate le leggende più gentili e fantasiose.
Tra queste ve ne racconterò una: C'era una volta nell'antica Germania un boscaiolo. Tornando a casa una notte d'inverno, gelida ma serena, l'uomo fu colpito da un meraviglioso spettacolo di stelle che brillavano attraverso i rami di un abete carico di neve e di ghiaccio. Per spiegare alla moglie lo splendore che aveva visto, il boscaiolo tagliò un piccolo abete, lo portò a casa e lo adornò di candeline accese e di allegri festoni. Le candeline somigliavano alle stelle che aveva visto brillare, e i festoni alla neve e ai ghiaccioli che pendevano dai rami. Altri videro l'albero e piacque tanto a tutti, specialmente ai bambini, che presto l'usanza dell'abete con le candeline si diffuse in ogni casa.

Si dice, ma senza alcun fondamento storico, che Martin Lutero fu molto colpito dalla bellezza del cielo invernale mentre ritornava a casa una notte della vigilia di Natale. Ispirato da questa visione, e di ricreare la meraviglia del cielo su Betlemme egli per primo mise delle candele accese sull'albero di Natale. Sebbene le prime notizie di candele messe come addobbi su un albero di Natale ci giungano quasi un secolo dopo, le luci sull'albero rappresentano si un elemento importante del Natale da qualche centinaio di anni. E' fuori discussione che le candele accese su un albero sempreverde contribuiscano a creare una bella atmosfera, ma sono comunque degli addobbi che presentano non pochi problemi. Il primo consiste nel fissarle in maniera sicura sull'albero. Nei primissimi tentativi si faceva colare della cera sui rami, per poi fissarvi le candele, oppure forare sia il ramo che le candele con un ago.
Altri tentativi consistevano nel fissarle all' albero con un filo metallico, o nell'uso di candele sottilissime e flessibili che potevano essere avvolte intorno al ramo. Un'invenzione tedesca del Settecento fu il "cerchio fuoco". Un anello di legno veniva fatto scivolare dalla punta dell'albero e poggiato sui rami ma questa operazione richiedeva alberi con molto simmetrici. Nell'Ottocento fecero la comparsa i primi candelabri con lunghe aste che potevano essere avvitate nel tronco, e candelabri forniti di contrappesi; entrambi i modelli risultarono eccessivamente pesanti o traballanti o tutte e due le cose insieme. Soltanto nel 1878 quando Frederick Arzt inventò un candelabro ad aggancio il problema fu in linea di massima risolto. (L'inconveniente della cera che colava fu risolto con l'uso di una tela cerata che veniva alla base dell'albero). Esistevano anche altri modi per fissare le luci all'albero, appendendovi, ad esempio, lampade ad olio e lanterne. Queste contenevano dell'olio con un lucignolo galleggiante e avevano il vantaggio di durare più a lungo delle semplici candele.
Esse erano pesanti e molto calde e potevano, perciò, essere usate solo su rami molto grossi. Nel 1878 un inglese un po' originale inventò un albero di Natale di metallo con becchi a gas, ma la sua invenzione attrasse veramente pochissimi acquirenti. Non era soltanto il problema della sicurezza a spingere la gente a cercare alternative alla nuda fiamma, anche se questa creava problemi con le assicurazioni. Il principale inconveniente era rappresentato dal fatto che le candele e le lampade a olio necessitavano di una sorveglianza costante. Nel 1882 l'invenzione delle lucine elettriche per l'albero di Natale avrebbe segnato la strada per il futuro. Le lucine elettriche natalizie furono create nei laboratori della Edison, ma i diritti di produzione furono subito acquistati dalla General Electric. Esse erano facili da montare e potevano essere lasciate accese e incustodite per ore. Per oltre venti anni anni dopo i primi esemplari, esse rimasero comunque ancora un'esclusiva dei benestanti, e fuori dalla portata dell' americano medio. (Furono usate per la prima volta alla Casa Bianca sotto la presidenza Cleveland nel 1895.) Le prime lampadine erano rotonde o a forma di pera, ma nel 1907 gli europei produssero le prime luci a forma di figure, bulbi viennesi dipinti a mano a forma dI Babbo Natale, di pagliaccetti e di animali. Agli americani piacque questa innovazione, ma la prima guerra mondiale bloccò le importazioni dall'Europa e costrinse gli acquirenti a guardare al Giappone, che finì per dominare l'industria di questo genere di lampadine fino alla seconda guerra mondiale.
Nel dopoguerra la mania per le lampadine con le forme di Pippo o di pino era passata di moda, e furono subito rimpiazzate dalle lampadine inventate nel 1936 da Carl Otis, che scoprì come costruire lampadine contenenti cloruro di metallina, decretando in questo modo il loro grosso successo. La moda delle lampadine cambiò rapidamente nel dopoguerra. Cominciarono ad essere di moda le lampadine fluorescenti, che sostituirono quelle di Otis, per essere a loro volta sostituite dalle serie di luci a intermittenza o dalla ruota girevole colorata e dalle mini luci. I consumatori sono stati sempre pronti ad accogliere gli ultimi modelli di illuminazione forniti dalla tecnologia.

Molti fanno IL PRESEPIO!
Quest'anno abbiamo deciso di non farlo, i bambini sono ancora piccoli e preferiamo aspettare ancora un pò...!
A me piace il presepio, ricordo da piccola come mi divertivo a farlo!
Andavo a raccogliere il muschio nei campi vicino a casa (non solo io, anche le mie amiche, mia sorella...)e poi lo mettavamo ad asciugare, così era pronto per il presepio. Sopra ci mettevo le pecore, i pastori...
La capanna: un anno l'abbiamo fatta con un tronco d'albero, era davvero bella!
E' una tradizione italiana. il primo presepe lo ideò San Francesco d'Assisi nel 1223 in una grotta di Greccio nel Reatino. Egli amava il Signore con tutto il suo essere e voleva ricordare agli uomini la nascita di Gesù nella povertà e nei disagi. Per questo organizzò un vero e proprio " teatrino dei mimi" con bue ed un asino veri. Intagliò la figura di un bambino e lo pose nella mangiatoia. La notizia si sparse ed una gran folla si avviò con le torce per quel ripido cammino, verso la grotta. E Francesco parlò con gran commozione a quella gente.
San Francesco era molto felice il giorno della nascita di Gesù, da desiderare che tutti lo fossero come lui.E non solo gli uomini, ma anche gli uccelli e tutti gli altri animali. Francesco voleva persuadere l'imperatore ad emanare un editto per decretare che il Natale del Signore, gli uomini provvedessero generosamente ai poveri così come agli uccelli, al bue e all'asino. Così pure, che quel giorno tutti i poveri abbiano in dono dai ricchi, copiose ed ottime vivande. Il successo dell'idea del presepe, propagandata prima dai francescani, poi dai domenicani, ed infine dai gesuiti, fu travolgente e si impose in tutto il mondo cattolico.
Soltanto che da celebrazione con personaggi in carne ed ossa, si trasformò via via in presepio immobile, fatto di statuine di legno, pietra, terracotta. In qualche periodo storico, specialmente nella Napoli del '700, divenne un simbolo di ricchezza, di moda ; i nobili facevano a gara a commissionare agli artigiani il presepio più bello.
"Tratto dal sito "ilpaesedeibambinichesorridono"...
FOTO PRESEPI:

San Nicola
E' arrivato o arriverà?
Di sicuro non deluderà i bambini, che lo aspettano!
Oggi è già stato in asilo e ha portato cioccolatini, caramelle...e ad un bambino più biricchino anche un bastone.
La sera è andato al circolo culturale, dove ha portato in dono dei giocattoli, dei libri da leggere, da colorare...
Ha detto che anche questa notte non è da escludere che ritorni a far visita ai bambini, però in cambio gli dovranno dare un bicchiere di latte e un biscottino.
San Nicola fu vescovo di Mira. Era nato a Patara nella Lisia (Asia Minore). La storia ci dice che morì nell'anno 350. Ma perché é diventato un "portatore di doni" ai bambini? E' la tradizione leggendaria a raccontare i fatti che fecero nascere questa usanza diffusa nel mondo. San Nicola, si racconta, venne a sapere che tre povere bambine della sua città, sarebbero state vendute come schiave, perché la famiglia non poteva assegnare loro una dote con la quale, divenute grandi, si sarebbero potute sposare. Allora il vescovo andò solo nella notte, fino alla casa delle povere bambine e posò sulla finestra tre sacchetti pieni d'oro.
Il suo amore per i piccoli é ricordato anche da un miracolo: resuscitò tre bambini durante le persecuzioni degli ariani. Il vescovo di Mira é anche il patrono dei marinai e la Basilica di Bari, che é una delle chiese più belle e più antiche di Bari, é ancor oggi meta di pellegrinaggi da tutto il mondo. In altre nazioni europee San Nicola é invece celebrato con allegre cerimonie: in Olanda il 6 dicembre, il personaggio che lo rappresenta gira nelle strade di Amsterdam, distribuendo dolci ai bambini, accompagnato da un servo nero chiamato Zwarte Piet.
Vi é poi una grande manifestazione degli studenti di Leida che sfilano indossando vecchi costumi, preceduti dal carro con cavalli impennacchiati, sul quale, il più bravo di loro siede vestito da San Nicola.Con queste allegre feste in realtà il mondo ricorda che, per tutta la sua vita, il vescovo fu sempre vicino ai fanciulli, insegnando loro a far opere buone, a soccorrere gli infelici e a confortare i derelitti.
lunedì 1 dicembre 2008
L'arte di tacere
E’ bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio. Esiste un momento per tacere, così come esiste un momento per parlare. Nell’ordine, il momento di tacere deve venire sempre prima,solo quando si sarà imparato a mantenere il silenzio,si potrà imparare a parlare rettamente. Tacere quando si è obbligati a parlare è segno di debolezza e imprudenza. Mai l’uomo è padrone di se come quando tace: quando parla sembra, per così dire, effondersi e dissolversi nel discorso, così che sembra appartenere meno a se stesso che agli altri. Quando si deve dire una cosa importante, bisogna stare particolarmente attenti: è buona precauzione dirla prima a se stessi e poi ancora ripetersela, per non doversi pentire quando non si potrà più impedire che si propaghi. Quando si deve tenere un segreto non si tace mai troppo: in questi casi l’ultima cosa da temere è saper conservare il silenzio. Il riserbo necessario per saper mantenere il silenzio nelle situazioni consuete della vita, non è virtù minore dell’abilità e della cura richieste per parlare bene, e non si acquisisce maggior merito spiegando ciò che si fa piuttosto tacendo ciò che si ignora. Talvolta il silenzio del saggio vale più del ragionamento del filosofo, è un lezione per gli impertinenti e una punizione per i colpevoli. Il silenzio può talvolta far le veci della saggezza per il povero di spirito,e della sapienza per l’ignorante. Si è naturalmente portati a pensare che chi parla poco non è un genio, e chi parla troppo è uno stolto o un pazzo: allora è meglio lasciar credere di non essere genii di prim’ordine rimanendo spesso in silenzio. E’ proprio dell’uomo coraggioso parlare poco e compiere grandi imprese; è proprio dell’uomo di buon senso parlare poco e dire sempre cose ragionevoli. Qualunque sia la disposizione che si può avere del silenzio è bene essere sempre molto prudenti; desiderare fortemente di dire una cosa, è spesso motivo sufficiente per decidere di tacerla. Il silenzio è necessario in molte occasioni; la sincerità lo è sempre: si può qualche volta tacere un pensiero, mai lo si deve camuffare. Vi è un modo di restare in silenzio senza chiudere il proprio cuore, di essere discreti senza apparire tristi e taciturni…di non rivelare certe verità senza mascherarle con la menzogna. Scritta da Abate Dinouart (1716 – 1786)
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